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A BEAUTIFUL MIND
(A beautiful mind)

2001, USA

Data di uscita nelle sale italiane 22/02/2002

VALUTAZIONE 6 1/2

Sceneggiatura Akiva Goldsman tratta dal libro di Sylvia Nasar

Filmografia Ron Howard

Interpreti Russell Crowe, Ed Harris, Jennifer Connelly, Christopher Plummer, Paul Bettany, Adam Goldberg, Josh Lucas, Vivien Cardone, Anthony Rapp, Jason Gray-Stanford, Judd Hirsch, Austin Pendleton, Victor Steinbach, Tanya Clarke, Thomas F. Walsh, Jesse Doran, Kent Cassella

Il sito ufficiale del film

Produzione Universal

Produttori Brian Grazer e Ron Howard

Produttori esecutivi Todd Hallowell e Karen Kehela

Co-produttore Maureen Peyrot

Produttori associati Louisa Velis, Aldric La'Auli Porter e Kathleen McGill

Fotografia Roger Deakins

Montaggio Dan Hanley e Mike Hill

Musiche James Horner

Scenografie Wynn Thomas

Direzione artistica Robert Guerra

Costumi Rita Ryack

Casting Jane Jenkins e Janet Hirshenson

Sonoro Allan Byer

Effetti speciali Kevin Mack, Matthew Butler, Will Caban e Digital Domain

Trucco Neal Martz e Todd Kleitsch

TRAMA

Il matematico John Nash è un uomo dal genio indiscutibile, che però soffre di una netta incapacità nel relazionarsi con le persone che lo porta ad estraniarsi dal mondo che lo circonda: sono gli anni '50, e la sua ossessionante ricerca di una teoria matematica originale rischia di compromettergli il futuro. La sua straordinaria capacità di manipolare i numeri lo porta ad essere spesso utilizzato dai militari per interpretare i messaggi in codice russi, fin quando non viene coinvolto in un'operazione top-secret: ma la sua mente straordinaria è pronta a giocargli un bruttissimo scherzo...

RECENSIONE

Guardando questo film viene da chiedersi perchè sia stato fatto, soprattutto vista la pletora di pellicole che hanno già trattato e ancora trattano dei cosidetti "idiot savant", proposti in tutte le salse: questa vicenda non offre spunti particolari, il protagonista non ha fatto alcunchè di eccezionale (e sfido chiunque ad entusiasmarsi per una innovativa teoria macroeconomica) e, al di là dell'indubbia tragedia personale, non risulta affatto esemplare. Può essere certo interessante vedere confermate sullo schermo le straordinarie doti della mente umana, nel bene come nel male, ma non c'è un momento della pellicola che renda davvero partecipe lo spettatore, che dimostri un sincero slancio emotivo nei confronti del protagonista. Si potrà dire che in confronto ad altre storie simili, in cui la partecipazione diviene persino greve, un po' di distacco sia il benvenuto, ma allora a che scopo raccontare una vicenda simile se l'aspetto umano non viene portato alla luce?
Quello che davvero salva il film sono la conferma delle eccezionali doti recitative di Crowe (che meriterebbe per questo film un Oscar, come non lo meritava per IL GLADIATORE), capace di rendere le sfumature della complessa mente di Nash con grande naturalezza, la conferma delle doti di Howard come regista elegante e "vecchia maniera", abilissimo narratore come pochi, e del sotto-utilizzato Ed Harris. Se ci fosse stata una sceneggiatura più polposa, il film sarebbe uscito da quella "routine" in cui invece appare condannato: di classe, certo, ma pur sempre routine.
Va poi sottolineato un aspetto, per il quale si raccomanda la lettura solo dopo aver visto il film: per buona parte della pellicola assistiamo alle allucinazioni di Nash credendole vere e, a mistero svelato, ripensando alle scene in questione ci si rende conto come il regista le avesse ben calibrate e disseminate di indizi (il generale che non risponde alla domanda su chi sia Parcher, la bizzarra non-chalance con cui Charles parla della sorella morta). Suona famigliare? Certo che sì, visto che Howard con questo dimostri come anche lui sappia fare IL SESTO SENSO, peccato che il ribaltamento della realtà lì era centrale nella storia, mentre qui risulta una digressione allungata solo per mancanza di materia narrativa: a posteriori, vista la discreta noia del resto del film, era forse meglio concentrarsi interamente sulle allucinazioni del protagonista.

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