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AMERICAN PSYCHO
(American psycho)

2000, USA

Data di uscita nelle sale italiane 25/05/2001

VALUTAZIONE 8

Sceneggiatura Guinever Turner, Roberta Hanley e Mary Harron da un romanzo di Bret Easton Ellis

Regia Mary Harron

Interpreti Christian Bale, Willem Dafoe, Jared Leto, Josh Lucas, Samantha Mathis, Matt Ross, Bill Sage, Reese Witherspoon

Il sito ufficiale del film

Prodotto da Lions Gate in associazione con Edward R. Pressman, Muse, Single Cell, Quadra e Warner Bros

Produttori Edward R. Pressman, Chris Hanley e Christian Halsey Solomon

Produttori esecutivi Michael Paseornek, Jeff Sackman e Joseph Drake

Co-produttori Clifford Streit, Rob Weiss, Joseph Drake e Ernie Barbarash

Fotografia Andrzej Sekula

Montaggio Andrew Marcus

Colonna sonora John Cale

Scenografia Gideon Ponte

Costumi Isis Mussenden

TRAMA

Siamo sul finire degli anni '80 ed il giovane Patrick Bateman non se la passa per niente male: yuppie rampante in una società di Wall Street, ha un ufficio personale in cui passa il tempo ad ascoltare musica da un walkman, più soldi di quanti ne possa spendere, ed un giro di amicizie danarose almeno quanto lui. L'unico problema è che il ragazzo ha una fortissima invidia delle fortune altrui, uno spiccato egocentrismo e la pessima abitudine di fare a pezzi la gente per sfogare i propri istinti più repressi. Nella sua personale discesa all'inferno, Patrick non si limita ad uccidere solo prostitute e senza-tetto, ma trucida nel proprio appartamento un suo avversario negli affari, dando quindi origine alle indagini minuziose di un investigatore privato che inizia a tormentarlo. Questo però non ferma la sua smania omicida, che anzi diviene sempre più efferata ed incontrollabile...

RECENSIONE

Il film è quasi una sana boccata d'aria in un periodo di esaltante revival del anni '80 che ultimamente pervade il nostro paese: come sempre accade, dei decenni precedenti si ricordano sempre le parti più amene (soprattutto la musica), dimenticando come, nello specifico, si siano trattati degli anni in cui la vacuità e il rampantismo hanno raggiunto la loro glorificazione di massa. Certo, negli USA questo è stato ben più accentuato che da noi, ma grazie al gap economico che da loro ci separa il ritratto della società che esce da questo film ha delle sinistre attinenze con quella in cui oggi noi ci troviamo a vivere.
Il film coglie, con sferzante ironia, il vuoto esistenziale dello yuppismo, ben delineato nei deliri culturali del protagonista sulla musica a lui contemporanea mentre si appresta a compiere un massacro, e suona persino liberatorio osservare il comportamento esecrabile dei suoi pari, gonfi di razzismo, superficialità e maschilismo, che li fanno apparire come macchiette ridicole ma che, tristemente, trovano più di uno riscontro nella realtà che ci circonda.
L'efficace sceneggiatura tratteggia alla perfezione il delirio del protagonista, splendidamente ritratto da un Christian Bale a dir poco straordinario, ed il finale ambiguo non è solo di maniera, ma sottolinea come il Male, anche se solo immaginario, corrompe comunque l'animo in cui alberga (magnifica la sequenza finale col discorso di Reagan alla televisione).
La regia è del tutto funzionale alla storia, e gli attori appaiono tutti in parte con un plauso al già citato Bale ed a Willem Dafoe, attore mai abbastanza lodato.
L'effetto del film viene smorzato dalla notizia di un sequel in preparazione per l'anno prossimo, in cui una delle scampate vittime di Bateman discende nello stesso delirio: i produttori hanno dichiarato che, se il film riesce bene, potrebbe divenire un franchise.
Straordinario come non abbiano capito la loro stessa creatura..
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