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BOWLING A COLUMBINE
(Bowling for Columbine)

2002, USA


Data di uscita nelle sale italiane 18/10/2002

VALUTAZIONE 8


Sceneggiatura Ted Tally dal romanzo di Thomas Harris

Regia Michael Moore

Interpreti Michael Moore, Arthur A. Busch, George W. Bush, Dick Clark, Barry Galsser, Charlton Heston, Marilyn Manson, John Nichols, Chris Rock, Matt Stone, Seth Collins, Budd Dwyer, Brandon T. Jackson

Il sito ufficiale del film

Produzione Salter Street Films, VIF 2, Dog Eat Dog Films e Alliance Atlantis


Produttori Charles Bishop, Michael Moore, Michael Donovan, Jim Czarnecki, Kathleen Glynn, Tia Lessen, Siobhan Oldham e Rehya Young

Produttore esecutivo Wolfram Tichy

Co-produttore Kurt Engfehr

Fotografia Michael McDonough e Brian Danitz

Montaggio Kurt Engfehr e T. Woody Richman

Musiche Jeff Gibbs

Sonoro Francisco LaTorre e James Demer

Animazione Harold Moss

TRAMA

Prendendo spunto dal massacro perpetrato alla scuola di Columbine da parte di due studenti armati di fucile (che poco prima erano andati a giocare a bowling seguendo un corso scolastico), il documentarista Michael Moore cerca di capire i motivi reali della violenza dilagante negli USA e dell'uso smodato delle armi da fuoco...

RECENSIONE

C'è poco da dire su questa pellicola, che essendo un documentario non può certo essere vista come un comune film cinematografico, se non che la tesi del regista viene sicuramente dimostrata con efficacia, ancorchè partigiana. Il documentario è tutt'altro che obbiettivo, e sicuramente estremizza alcuni punti per dare forza alle proprie idee (chi non vorrebbe trasferirsi nel paradiso canadese?), ma se anche si può non trovarsi del tutto d'accordo con le sue idee, è indubbio come la sua sia una voce fuori dal coro (americano) che vale la pena di essere ascoltata, se non altro perchè lo spettatore (italiano) abbia uno spaccato efficace di quella cultura americana troppo spesso anestetizzata nella nostra visione da film.
Il pregio di Moore è quello di mantenere sempre un tono leggero, usando l'arma dell'ironia tagliente (e non per nulla è spalleggiato da Matt Stone, uno dei creatori di SOUTH PARK) per denudare le contraddizioni del suo paese, dando la possibilità di assistere a vere chicche (l'illuminante intervista a Marilyn Manson e quella, agghiacciante, a Charlton Heston), una pellicola che andrebbe proiettata in tutte le scuole...
Peccato per l'edizione italiana, che ha scelto il doppiaggio (ancorchè lasciando in sottofondo il sonore originale), facendo perdere molta dell'efficacia (straniante) di molte interviste dalla folle lucidità. Due soli appunti, da cui non posso esimermi, sono quelli di notare come un solo Moore valga milioni di Gabibbi, fasulli paladini degli indifesi solo di fronte a patetici maghetti e truffatori senza mai il coraggio di scomodare i pesci grossi, e di come la situazione degli USA assomigli fin troppo alla direzione che il nostro stesso paese sta prendendo, grazie soprattutto ad una dittatura silenziosa e basata su quella stessa paura cui Moore attribuisce le colpe della psicosi USA: questa è, forse, la vera globalizzazione...

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