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EVOLUTION 2001, USA Data
di uscita nelle sale italiane 06/07/2001 VALUTAZIONE 5 Sceneggiatura
David
Diamond, Don Jakoby e David Weissman Regia
Ivan
Reitman Interpreti David Duchovny, Julianne Moore, Orlando Jones, Seann William Scott, Ted Levine, Ethan Suplee, Michael Ray Bower Prodotto da Dreamwork Pictures in associazione con Montecito Pictures Company e Columbia Pictures Produttori Ivan Reitman, Joe Medjuck e Daniel Goldberg Produttori esecutivi Jeff Apple e Tom Pollack Co-produttore Paul Deason Produttori associati Sheldon Kahn, Kenneth Schwenker e Ronell Venter Fotografia Michael Chapman Montaggio Sheldon Kahn e Wendy Greene Bricmont Musiche John Powell Scenografia J. Michael Riva Suono William B. Kaplan Effetti speciali Robert Kurtzman, Howard Berger, Alec Gillis, Greg Nicotero, Phil Tippett, Bruno Van Zeebroeck, Tom Woodruff Jr e K.N.B. EFX Grou TRAMA Un meteorita precipita in una landa desolata degli Stati Uniti, quasi investendo un mentecatto che faceva le prove per il test da pompiere: i due ricercatori della vicina università si recano sul posto per osservare il fenomeno, e scoprono di trovarsi di fronte all'evento forse più importante dell'Umanità! Dal meteorite pare non solo sgorgare materia organica, ma questa si evolve ad una velocità impressionante portando il gel proteico a formare creature complesse in poche ore. Già annusando il Nobel, i due ricercatori si preparano a studiare meglio il fenomeno quando, prevedibilmente, arriva l'Esercito a recintare l'area ed a fare propria la scoperta. Tutto sembrerebbe finito qui, se non fosse che il meteorite è precipitato nel bel mezzo di un dedalo di caverne attraverso le quali gli alieni hanno trovato modo di diffondersi nella vicina cittadina, portandovi scompiglio e morte: l'evoluzione è appena cominciata... RECENSIONE Una
delle grandi verità "storiche" che ci si trova
spesso a dover sentire è che non è facile far ridere:
il mestiere del comico, nel senso comune, è uno dei più
complicati giacchè deve far presa su meccanismi solo apparentemente
semplici.
Certo, a far scivolare qualcuno per terra si strappa sempre una risata, ma la capacità del comico non si valuta sulla quantità di risate ottenute ma sulla loro qualità: far leva sugli istinti più bassi come il sesso o il senso comune del pudore è un metodo fin troppo facile per suscitare ilarità nel pubblico (sebbene anche in questo campo si possa far uso di una certa eleganza), ed è quindi nella capacità di usare strade più complesse che si può giudicare la bravura di un comico. Nella commedia moderna le metodologie sono divenute sempre più infime, riscoprendo l'uso dei sottintesi sessuali o corporali come fonte di immediata comicità, avvicinando pericolosamente la qualità di molte pellicole a quanto facevano Banfi e amici quasi trent'anni fa (e molta commedia americana odierna dovrebbe rendere loro un sentito omaggio): i fratelli Farrelly hanno abbassato tristemente il tiro, per di più spacciandosi per "riscopritori" del genere demenziale, e ben pochi sono gli esempi di commedie anche solo di poco elevate dallo scatologico puro. GHOSTBUSTERS fu un raro esempio di film dalla comicità demenziale ottimamente bilanciata, in cui azione e humour a volte anche "basso" lavoravano egregiamente insieme, ed è triste vedere a distanza di anni questo patetico tentativo di ripetere il successo di allora usandone gli stessi elementi. Per quanto possa sembrare impietoso ed ingiusto sventolare il fantasma di GHOSTBUSTERS in faccia al regista di quel film come di questo, è inevitabile notare le molte analogie con l'unico, grosso blockbuster di Reitman: la storia che mescola una vicenda dalle tinte drammatiche con umorismo dissacratorio ma non demenziale, i protagonisti cialtroni ma pur sempre scienziati, uno di loro che si aggiunge al gruppo solo a metà film, l'esercito ottuso e invidioso, la donna prima riottosa e poi arrendevole, nonchè tutto il corollario di battute a sfondo sessuale e, più generalmente, corporale. Ma come la legge del cinema insegna, ad usare gli stessi ingredienti non si ottiene lo stesso piatto, ed in questo film manca una cosa fondamentale: il ritmo. La sceneggiatura soffre di frequenti e noiosissime cadute di tono, in cui la vicenda sembra non voler mai ingranare e si perde in dialoghi lunghissimi che vorrebbero creare l'escalation del dramma e finiscono solo per rallentare l'azione. Azione di cui, tra l'altro, non v'è traccia alcuna: molte, troppe parole, condite per di più da battute spesso già sentite o semplicemnte smorte, che cadono nel vuoto persino quando giocano la carta dello scatologico (e l'enorme sfintere finale non è nemmeno trash ma solo patetico). Che la colpa possa essere in parte del doppiaggio è probabile, visto che gli attori appaiono giusti e ben affiatati (un plauso a Duchovny, che forse ha trovato la sua strada sul grande schermo), e l'idea non era davvero male, ma resta pur sempre una sceneggiatura dalle frenate improvvise ed inspiegabili (tutte le scene con l'aspirante pompiere sono davvero inutili, ed il suo apporto alla storia è pari a zero), con una regia statica e dialoghi inutilmente verbosi: persina la zampata finale con l'apparente (?) sponsorizzazione lascia più di una perplessità. Un vero peccato, perchè gli ingredienti c'erano davvero tutti, incluso il citazionismo tanto caro al moderno cinema americano, ma forse erano i cuochi ad essere sbagliati... me: non è facile ritrovare certe alchimie, e le reiterazione del tentativo finisce per essere punita al botteghino... |
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