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FANTASIA 2000
(Fantasia 2000)

2000, USA

VALUTAZIONE 6 1/2

Sceneggiatura Don Hahn, Paul Brizzi, Gaetan Brizzi, Irene Mecchi, Eric Goldberg e David Reynolds

Regia Pixote Hunt, Hendel Butoy, Eric Goldberg, James Algar, Francis Glebas, Gaetan Brizzi e Don Hahn

Interpreti Steve Martin, Bette Midler, James Levine, Itzhak Perlman, James Earl Jones, Angela Lansbury, Quincy Jones, Penn Jillette

Produzione Buena Vista e Walt Disney Pictures

Produttore Donald W. Ernst

Produttore esecutivo Roy Edward Disney

Co-Produttore Patricia Hicks

Produttore associato Lisa C. Cook

Montaggio Lois Freeman-Fox e Jessica Ambinder Rojas

Musiche Dmitri Shostakovich, Ludwig van Beethoven, Igor Stravinsky, George Gershwin, Camille Saint-Saens, Ottorino Respighi, Paul Dukas, Edward Elgar

Effetti speciali Richard Hollander, David A. Bossert e Mauro Maressa

Animazioni Hendel Butoy, Steve Goldberg, Dean Gordon, Mitchell Guintu Bernal, Alex Topete, Shyh-Chyuan Huang, Susan Thayer e Mary Jane Turner

TRAMA/RECENSIONE

Il film, la cui brevità è quasi scandalosa (e ne tradisce la nascita per i complessi IMAX), si divide in varie opere divise da introduzioni dal vivo eseguite da attori più o meno famosi (in maggioranza star in declino o a noi del tutto ignote), che con siparietti più o meno comici (meno che più) illustrano la nascita creativa dei vari segmenti:
SINFONIA N. 5 di Beethoven: come già l'originale anche questo film inizia con una sequenza astratta, realizzata da Pixote Hunt, in cui si assiste alla lotta fra luce e oscurità incarnata da svariate farfalle stilizzate in triangolini colorati che vengono tormentate dai propri simili oscuri, e da fulmini che squarciano un cielo plumbeo. Affascinante e d'impatto in alcuni momenti, in generale manca di originalità e potenza.
I PINI DI ROMA di Respighi: realizzato da Hendel Butoy, un branco di balene volteggia fra l'acqua ghiacciata ed un cielo dardeggiante, mentre un cucciolo gioca, si perde e infine raggiunge il gruppo per volare verso il sole. La computer grafica delle balene stride pesantemente con i fondali a mano, specie nelle sequenze acquatiche, e il balenottero è quasi inquietante con i suoi occhioni finti e gelidi: sequenza priva di anima ed effetto, la peggiore del film.
RAPSODIA IN BLU di Gershwin: ispirandosi ai disegni del (da noi) poco conosciuto caricaturista Hal Hirshfeld, Eric Goldberg realizza il segmento più straordinariamente originale e sentito del film, dove le storie dei personaggi che scorrono in una New York stilizzata e dal gusto retrò si sposano alla perfezione con la musica. Un vero gioiello.
CONCERTO PER PIANOFORTE N. 2, ALLEGRO, OPERA 102 di Shostakovic: diretta ancora da Butoy, la sequenza vede la nota favola del soldatino di stagno seguire le note musicali, prendendosi non poche (ed edulcorate) licenze con la storia originale. L'insieme è comunque dotato di un certo fascino, soprattutto per la (questa volta) riuscita fusione fra animazione digitale e manuale. Niente brividi, comunque, ed anche un pizzico di noia.
IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI di Saint-Saens: altro gioiellino del film, la purtroppo breve e sincopata sequenza diretta da Goldberg vede un fenicottero rosa decidere di non seguire il branco e dedicarsi alle acrobazie con uno yo-yo. Spassoso, semplice eppure accuratissimo, grande esempio della maestria che la Disney ha perso da tempo.
L'APPRENDISTA STREGONE di Dukas: inutile recupero di una sequenza originale, per altro non migliorata o restaurata rispetto a quanto fatto qualche anno fa, funzionale solo per allungare quello che altrimenti sarebbe stato un film di tre quarti d'ora. Perfetta la fusione fra immagini e musica, ma questo lo si sapeva già...
POMP AND CIRCUMSTANCES MARCE 1, 2, 3 E 4 di Elgar: il più fiacco dei segmenti, con l'introduzione dal vivo più patetica del film, in cui Francis Glebas immagina Paperino e Paperina aiutanti di Noè nel caricare la ben nota arca, salvo perdersi di vista fra loro per poi ritrovarsi solo nel finale. Nessuna scena memorabile, scenette comiche ampiamente già viste (ma alcune comunque efficaci) e una sconfortante assenza di epica.
SUITE L'UCCELLO DI FUOCO di Stravinskij: la sequenza che si voleva più epica, in chiara simmetria con NOTTE SU MONTE CALVO e L'AVE MARIA dell'originale, in cui la Ninfa/Natura soccombe all'esplosione della Fenice/Vulcano, salvo poi risorgere e vincere sulla desolazione delle ceneri. Ottime intuizioni grafiche, e alcuni momenti davvero mozzafiato, ma il segmento di Paul e Gaetan Brizzi si chiude in maniera frettolosa e perde per strada la propria forza. In generale l'opera è un mezzo fallimento, priva com'è della fantasia di cui si fregia nel titolo e che invece l'originale possedeva in abbondanza, mancando di passione sincera e risultando, in definitiva, un film inutile laddove l'originale aveva già praticamente detto tutto. Mentre si paventa una versione con brani pop e rock (sic!), ci si domanda se il pubblico occidentale, intontito da una produzione bamboleggiante e commerciale, non sia in fondo pronto per un prodotto d'animazione ricercato e adulto, e la questione resta sospesa mentre nel cinema risuonano il pianto ed il lamento incessante dei bambini inopportunamente (e ciecamente) portati a vedere l'ultimo "capolavoro" Disney.

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