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LA
VERA STORIA DI JACK LO SQUARTATORE 2001,
USA Data
di uscita nelle sale italiane
21/12/2001 VALUTAZIONE 7 Sceneggiatura
Terry Hayes e Rafael Yglesias tratta dalla mini-serie a fumetti di Alan
Moore (testi) e Eddie Campbell (disegni) Produzione
20th Century Fox Produttori
esecutivi Albert Hughes, Amy Robinson, Allen Hughes e Thomas
M. Hammel Fotografia Peter Deming Montaggio George Bowers e Dan Lebental Musiche Trevor Jones Scenografie Martin Childs Costumi Kym Barrett Sonoro Franklin D. Stettner Trucco
Jiri Farkas Effetti speciali George Gibbs e Bill Taylor TRAMA Nella Londra di fine '800 il noto killer Jack lo squartatore inizia la sua triste serie di delitti nel quartiere di Whitechapel: a farne le spese sono le prostitute che bazzicano la zona, in particolare un gruppo molto unito che viene taglieggiato dalla banda locale. L'ispettore di polizia Abberline viene incaricato per le indagini del caso, e le sue speciali qualità si rivelano preziose per la risoluzione: egli ha infatti delle "visioni" che lo mettono in contatto con i delitti mentre essi avvengano, capacità amplificata dall'uso massiccio di oppio ed assenzio. Presto Abberline intuisce che dietro la catena di delitti si nasconda un vero complotto, e prende a cuore il destino di una delle prostitute, Mary, la quale, come le proprie compagne, sa qualcosa di scomodo per le alte sfere... RECENSIONE Il
film sposa una delle tante teorie elaborate negli anni su motivazioni
e identità del "primo serial killer", teoria
tra l'altro fra le più accreditate e, quindi, arcinota.
In questo, quindi, non offre spunti innovativi (se non sull'identità
definitiva dell'omicida), ed è forse il vero punto debole
di un film altrimenti notevole. Più interessati alla costruzione
dell'Inferno in cui si muovono i personaggi (da cui il titolo
"dall'inferno", che era anche la firma di Jack, vergognasamente
svilito in italiano), ricreato con una Londra decadente e luciferina
in cui si trovano i mostri della realtà (Merrick, il noto
elephant man, tocco di classe nella sceneggiatura) ed i mostri
della società, i registi danno vita ad un affresco soffocante
ed ispirato, in cui diviene alfine ininfluente l'identità
di Jack rispetto ad una realtà triste e abbietta (e qui
il tocco di Alan Moore è alquanto evidente).
Usando una messa in scena che ricorda molto il miglior Coppola, con un largo uso di dissolvenze incrociate e colori accesi, i fratelli Hughes dimostrano una notevole vena artistica, purtroppo stemperata da una sceneggiatura di taglio televisivo che castra non poco l'ispirazione scenica dei due autori, ritrovando una certa originalità nel drammatico finale. Depp, attore dalle prove discontinue, dà il meglio di sè in un ruolo che gli pare cucito addosso, mentre discutibile è stata la scelta di un'insipida Graham che tutto pare tranne che una puttana (e di un'improbabile rosso fuoco nei capelli come da "tradizione" irlandese): molto meglio sarebbe stata la sotto-utilizzata Cartlidge, mentre Holm si conferma attore di razza. Non un film straordinario, ma che molto fa sperare per il futuro dei due registi. |
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