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KILL BILL VOL. 2
(id.)

16/04/2004, USA

Data di uscita nelle sale italiane 23/04/2004

VALUTAZIONE 7,5

Sceneggiatura Quentin Tarantino

Regia Quentin Tarantino

Interpreti Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks, Perla Haney-Jardine, Claire Smithies, Clark Middleton, Laura Cayouette, Larry Bishop, Sid Haig, Reda Beebe, Samuel L. Jackson, Chris Nelson, Caitlin Keats, Bo Svenson, Jeannie Epper

Il sito ufficiale del film

Produzione A Band Apart, Super Cool ManChu e Miramax

Produttore Lawrence Bender

Produttori esecutivi Harvey Weinstein, Bob Weinstein, E. Bennett Walsh e Erica Steinberg

Produttore associato Dede Nickerson

Fotografia Robert Richardson

Editing Sally Menke

Musiche Robert Rodriguez e The Rza

Scenografia David Wasco e Cao Jui Ping

Direzione artistica Daniel Bradford e Liu Lu Yi

Direzione del set Sandy Reynolds-Wasco e Ma Ying

Costumi Catherine Thomas e Kumiko Ogawa

Casting Johanna Ray

Sonoro Mark Ulano

Effetti speciali Jason Gustafson e Corey Pritchett

Coreografie Yuen Woo-Ping

Trucco Howard Berger, Greg Nicotero, K.N.B. EFX Group e Heba Thorisdottir

TRAMA

La vendetta della sposa si avvicina al suo bersaglio principale, ma sulla sua strada c'è ancora il fratello di Bill, che riesce quasi a ucciderla seppellendola viva, ed Elle Driver, con cui ha un cruento scontro...

RECENSIONE

Come è sua abitudine, Tarantino spiazza gli spettatori con una seconda parte completamente diversa dalla precedente: tanto quella era sanguinolenta ed "eccessiva", tanto questa è parlata e lenta, infarcita di citazioni e omaggi al cinema anni '70, tanto caro al regista. In parte questa scelta giustifica la divisione in due capitoli, in parte lascia perplessi per quello che resta un regista di razza a cui, però, pare mancare qualcosa.
Sia chiaro che il Tarantino regista è fenomenale, un vero Autore che passa dalle riprese sgranate come in un film di Bruce Lee a riprese eleganti e ricercate, con un senso del ritmo che in pochi possiedono. Il Tarantino sceneggiatore, invece, pare sbilanciato, forse troppo asservito alla "fame" di immagini del suo alter-ego, che si divora le idee sparse nella pellicola e sviluppa la storia a corrente alternata, lasciando ai soli (splendidi) dialoghi la fatica di sorreggere il tutto.
Perchè alla fine questa seconda parte dai toni meno adrenalici evidenzia i limiti che Tarantino aveva già mostrato in JACKIE BROWN, la volontà di scavare a fondo nei personaggi e nella storia che si arena sulla fascinazione del proprio stile. Intendiamoci, la qualità del suo lavoro è comunque di moltissime spanne al di sopra di moltissimi suoi contemporanei, sia a livello di regia che di script, ma proprio per queste sue enormi capacità ci si potrebbe attendere qualcosa di più per raggiungere davvero il Capolavoro.

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