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K-PAX
(K-PAX)

2001, USA

Data di uscita nelle sale italiane 25/01/2002

VALUTAZIONE 6,5

Sceneggiatura Charles Leavitt tratta da un romanzo di Gene Brewer

Regia Iain Softley

Interpreti Kevin Spacey, Jeff Bridges, Mary McCormack, Alfre Woodard, David Patrick Kelly, Saul Williams, Peter Gerety, Celia Weston, Ajay Naidu, Tracy Vilar, Melanee Murray, John Toles-Bey, Kimberly Scott, Conchata Ferrell, Vincent Laresca, Mark Christopher Lawrence. Brian Howe

Il sito ufficiale del film

Produzione Universal

Produttori Lawrence Gordon, Robert F. Colesberry e Lloyd Levin

Produttore esecutivo Susan G. Pollock

Co-produttore Michael Levy

Fotografia John Mathieson

Montaggio Craig McKay

Musiche Edward Shearmur

Scenografie John Beard

Costumi Louise Mingenbach

Casting Debra Zane

Sonoro Mark Weingarten

Effetti speciali Paul Lombardi, Centropolis Effects LLC e Petra Holtorf

Trucco Teresa M. Austin e Susan Cabral-Ebert

TRAMA

Un uomo appare dal nulla in una stazione ferroviaria di New Yoirk, dichiarando di provenire da un altro mondo, K-PAX, e viene immediatamente internato in un centro psichiatrico. La sua patologia non appare diversa da quella di altri malati di mente, se non fosse che alcune sue caratteristiche fisiche (ha una visione dello spettro all'ultravioletto e una resistenza innaturale ai farmaci) e culturali (conosce dati astronomici noti solo agli scienziati) risvegliano un ossessivo interesse nel medico che lo ha in cura, deciso a scoprire quale sia la vera identità dell'alieno che si fa chiamare Prot...

RECENSIONE

La trama non offre molto di diverso dal consueto film in cui il malato di turno si rivela saggio e benevolo molto più dei sani ed aiuta il medico di turno a rimettere in sesto la propria vita dissestata (invariabilmente, un matrimonio in crisi). Niente di nuovo, una storia vista e rivista che viene tirata fuori almeno una volta all'anno, ma che qui viene trattata con una certa discrezione, senza scivolare nel sentimentalismo (i problemi del medico vengono esposti in secondo piano) ed evitando le trappole del moralismo pur sfiorandole praticamente tutte.
Sceneggiatura e regia non brillano certo per originalità, ma si piegano totalmente a quella che si può definire una prova d'attori: Spacey e Bridges sono interpreti di razza, e qui lo dimostrano ampiamente senza eccessi e gigionerie, contribuendo a rendere più leggera una vicenda altrimenti greve. Non è un film straordinario, ma nemmeno inguardabile: la regia va appena oltre la correttezza linguistica (ci sono interessanti giochi con la luce, il mezzo di trasporto di Prot), la sceneggiatura sviluppa gli aspetti della vicenda senza mai calcare la mano e senza sbavature, e gli attori sono un vero piacere da seguire (Spacey su tutti: meriterebbe un Oscar all'anno!).
In realtà non c'è molto di più da dire, è uno di quei film "medi" di cui si sentirebbe più il bisogno in mezzo a tante baracconate, mediocrità e patetici intellettualismi: non uscirete dal cinema entusiasti, ma avrete passato un'ora e mezza di piacevole intrattenimento.

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