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MAGDALENE
(The Magdalene sisters)

25/10/2002, GB, Scozia e Irlanda

Data di uscita nelle sale italiane 04/10/2002

Sceneggiatura Peter Mullan

Regia Peter Mullan

Interpreti Geraldine McEwan, Anne-Marie Duff, Nora-Jane Noone, Dorothy Duffy, Eileen Walsh, Mary Murray, Britta Smith, Frances Healy, Chris Simpson, Eithne McGuinness, Julie Austin, Sean McDonagh, Peter Mullan


VALUTAZIONE 6 1/2

Produzione Bórd Scannán na Éireann, Element Films, Film Council, Momentum Pictures, PFP Films Ltd., Scottish Screen e Temple Films

Produttore Frances Higson

Produttori esecutivi Ed Guiney e Paul Trijbits

Co-produttore Alan J. Wands

Fotografia Nigel Willoughby

Montaggio Colin Monie

Musiche Craig Armstrong

Scenografie Mark Leese

Direzione artistica Caroline Grebbell e Jean Kerr

Costumi Trisha Biggar

Casting Lenny Mullan

Sonoro Colin Nicolson

Trucco Neal Martz e Todd Kleitsch

TRAMA

Negli anni '60, tre ragazze colpevoli di essersi disonorate per motivi diversi (una ha subito una violenza carnale, una ha avuto un figlio da nubile e l'altra si divertiva a farsi corteggiare) finiscono nel durissimo convento delle Maddalene, dove vengono messe a lavare i panni e conducono una vita all'insegna delle privazioni e delle violenze, fisiche e psicologiche, da parte delle suore...

RECENSIONE

Vincitore (immeritato) del Leone d'Oro a Venezia, questo film ha senza dubbio il pregio di denunciare un'istituzione religiosa che per anni ha trattenuto contro la propria volontà e "violentato" migliaia di donne innocenti, e la prevedibile sequela di critiche da parte del mondo cattolico non fa che dimostrare una certa "coda di paglia" da parte della Chiesa Cattolica. Seguendo questo film, si ha la sensazione che Mullan non abbia tanto voluto mettere alla berlina la Chiesa, quanto certi atteggiamenti deviati che qualsiasi istituto detentivo causa in coloro che dovrebbero redimere i propri "ospiti": le suore di MAGDALENE sono esseri umani preda dei piccoli deliri di onnipotenza tipici di qualunque persona, e la collocazione religiosa rafforza solo lo stridore fra questi ultimi e il loro ruolo di guide spirituali. L'ambientazione nell'Irlanda degli anni '60, bacchettona e maschilista, non fa che rafforzare questa interpretazione della pellicola, denunciante più l'atteggiamento di un'epoca che di una precisa categoria di persone.
Detto questo, si è portato alla luce il maggior pregio ed anche il maggior difetto del film: se l'intento è sicuramente lodevole (ed efficace nella sua messinscena), diviene anche il suo maggior freno come in buona parte dei film "a tema", in cui la necessità di dimostrare una tesi porta all'inevitabile semplificazione di situazioni e personaggi, divisi in modo netto fra "buoni" e "cattivi". Gli stereotipi si sprecano, sia da una parte che dall'altra, e il film rischia di ridursi ad una banale sequela di situazioni sempre più "disturbanti" come se l'autore volesse convincere il suo pubblico mettendo in fila una serie di prove che, racchiuse nella durata di un film, rischiano di privarle del loro tragico realismo (e scivola nell'eccesso con la scena della suora che piange di fronte ad un film). Dicevo rischia perchè il regista-Mullan si rivela ben più dotato dello sceneggiatore-Mullan, con una direzione di attori impeccabile ed efficace che salva una pellicola altrimenti troppo simile a tante altre del passato (cercando nel genere carcerario se ne trovano a bizzeffe, da FUGA DI MEZZANOTTE a LE ALI DELLA LIBERTA').
In aiuto al film viene anche un cast di attori straordinari, che salvano la pellicola con almeno due momenti memorabili (l'accusa al prete gridato dalla ragazza ritardata nel giardino e l'uscita di una delle ragazze dal convento). Un peccato, perchè Mullan si conferma autore dotato ma che ancora non è in grado di sfuggire alle trappole insidiose di cui certe pellicole sono inevitabilmente disseminate.

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