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MINORITY REPORT
(id.)

21/06/2002, USA

Data di uscita nelle sale italiane 04/10/2002

Sceneggiatura Scott Frank e Jon Cohen, basata su un racconto di Philip K. Dick

Regia Steven Spielberg

Interpreti Tom Cruise, Colin Farrell, Samantha Morton, Max von Sydow, Kathryn Morris, Tim Blake Nelson, Peter Stormare, Eddie
Lois Smith, Steve Harris, Mike Binder, Daniel London, Spencer Treat Clark, Neal McDonough, Jessica Capshaw, Patrick Kilpatrick, Jessica Harper, Ashley Crow, Arye Gross, Anna Maria Horsford, Richard Copa, Keith Campbell, Kirk B.R. Woller, Klea Scott, Frank Grillo, Sarah Simmons, Eugene Osment

VALUTAZIONE 7

Il sito ufficiale del film

Produzione DreamWorks SKG, Amblin Entertainment, Cruise/Wagner, Blue Tulip, Ronald Shusett e Gary Goldman

Produttori Jan De Bont, Walter F. Parkes, Gerald R. Molen e Bonnie Curtis

Produttori esecutivi Ronald Shusett e Gary Goldman

Produttori associati Michael Doven e Sergio Mimica-Gezzan

Fotografia Janusz Kaminski

Montaggio Michael Kahn

Musiche John Williams

Scenografie Alex McDowell

Direzione artistica Leslie McDonald, Chris Gorak, Seth Reed e Ramsey Avery

Costumi Deborah L. Scott

Casting Denise Chamian

Sonoro Ronald Judkins e Gary Rydstrom

Effetti speciali Michael Lantieri, Scott Farrar, Nathan McGuinness, Mark Russell, Asylum Visual Effects, Dana Friedman, Industrial Light & Magic, Henry LaBounta e PDI/DreamWorks

Trucco Camille Calvet e K.N.B. Effects Group

TRAMA

Nella Washington del 2054, la percentuale degli omicidi commessi è calata fino a zero grazie alla Precrimine, una nuova forza di polizia che ferma i delitti prima che questi vengano commessi sulla base di precognizioni avute da tre gemelli dotati di questo dono, e mantenuti in una vasca a sospensione sensoriale. Proprio mentre l'America si appresta a decidere, con un referendum, se applicare la Precrimine a tutto lo stato, il loro miglior agente scopre che sarà lui il prossimo arrestato, a causa dell'omicidio di una persona a lui sconosciuta: prima la fuga, poi il tentativo di modificare quello che sembra un futuro inevitabile...

RECENSIONE

Le (molte) persone che hanno disquisito su quanto di Kubrick ci fosse in AI, avranno ancora molto da dire sullo stesso argomento vedendo questo film: è indubbio come l'influenza del regista abbia lasciato una traccia su Spielberg, che specie nel primo tempo richiama lo stile di Kubrick in molti elementi, non ultima la scelta cromatica. Uno Spielberg insolitamente sperimentale, che usa movimenti di macchina per lui decisamente insoliti e financo "sperimentali" che mozzano il fiato più che nelle sequenze di pura azione, uniti alla splendida fotografia di Kaminski che, da sola, rende la visione una vera esperienza.
É buffo come regia e sceneggiatura seguano insieme una parabola discendente in tutto l'arco del film, passando da un primo tempo serrato e ben costruito ad una seconda parte più convenzionale e tristemente banale, specie per il finale quasi disarmante nella sua pochezza. Un peccato, perchè gli elementi davvero validi ci sono tutti, a cominciare dalla sottile ironia che pervade tutto il film nella costruzione di un futuro a zero privacy, al punto che anche certi macroscopici svarioni di sceneggiatura (gli occhi del protagonista che consentono l'accesso ad aree riservate anche dopo l'imputazione) suonano come sarcasmo nei confronti di una società che aspira alla perfezione ma resta fallace nel profondo. Certo, qualcuno potrà avere da ridire sul paradosso temporale che, di fatto, sorregge tutta la vicenda (e che non esplico per non rovinare il film), ma in definitiva lo sviluppo della storia conta meno rispetto alla sua messinscena, che rimane di notevole pregio anche se, e mi ripeto, con una flessione finale.
Gli interpreti sono tutti all'altezza, confermando quanto Cruise sia un attore ampiamente maturo, mentre l'emergente Farrell convince meno in un ruolo dalle scarse faccettature. Resta interessante scoprire dove questo "nuovo corso" porterà Spielberg, per troppi anni adagiato su uno stile fin troppo manierato (ma ce ne fossero di "maniere" così!), che sembra ora aver deciso di cercare nuove vie: le premesse sono ottime, la fiducia in uno dei pochi, veri geni del cinema contemporaneo è totale.

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