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PERSONAL VELOCITY
(Personal velocity)

22/11/2002, USA

Data di uscita nelle sale italiane 16/05/2003

VALUTAZIONE 6

Sceneggiatura Rebecca Miller

Rebecca Miller

Interpreti Kyra Sedgwick, Parker Posey, Fairuza Balk, John Ventimiglia, Tim Guinee, Wallace Shawn, Lou Taylor Pucci, Mara Hobel, David Warshofsky, Seth Gilliam, Joel de la Fuente, Patti D'Arbanville, Ron Leibman, Nick Cubbler, Nicole Murphy, Brian Tarantina, Laura Fanelli, Christopher Fitzgerald, Leo Fitzpatrick, Tim Hopper, Marceline Hugot, Sara Morf, Kaluska Poventud, Josh Philip Weinstein, Ben Shenkman

Produzione United Artists, IFC, InDigEnt, Goldheart e Blue Magic Pictures

Produttore Gary Winick, Lemore Syvan e Alexis Alexanian

Produttori esecutivi John Sloss, Jonathan Sehring e Caroline Kaplan

Fotografia Ellen Kuras

Montaggio Sabine Hoffman

Musiche Michael Rohaytn

Scenografia Judy Becker

Costumi Marie Abma

Casting Cindy Tolan

Sonoro Barry London - mixer

Trucco Sanna Reilly

TRAMA

Tre storie di donne unite dal filo della scoperta del sè, della propria "velocità" nell'evolversi: Delia che da adolescente teneva in pugno gli uomini attraverso il sesso e che ora si ritrova sposata ad un uomo violento e dominatore, Greta che ritrova la propria ambizione a scapito del marito decisamente "normale" e Paula che in fuga dopo un incidente d'auto dà il passaggio ad un ragazzo duramente malmenato e si mette in discussione per la propria maternità...

RECENSIONE

Rebecca Miller è al suo secondo film, girato a molta distanza dal precedente, e porta un cognome decisamente scomodo, scomodo a tal punto da aver dedicato il film alla madre.
La regista non è dunque una totale esordiente, e ha realizzato una pellicola tratta da un proprio libro di cui ha anche curato la sceneggiatura, come a dire che questo film è interamente una sua creatura, un progetto che, almeno in teoria, corrisponde in toto alla sua volontà creativa.
Tutto questo per dire che, quindi, non ci sono scusanti per il risultato finale.
Tre storie di donne, tre vicende che non si incrociano se non per un blando riferimento all'incidente del terzo episodio nei due precedenti, tre donne "al bivio" che prendono coscienza di sé (pur con risultati diversi) attraverso una svolta della propria vita: tutto che sa di già visto, già sentito, già letto, con personaggi di contorno stereotipati e funzionali come nel più classico dei film da dibattito televisivo. Il problema del film in realtà non è nemmeno la trama poco originale (a trovarne, di idee davvero nuove nel cinema), quanto lo scarso mordente che la regista ha saputo imprimergli: le tre vicende vengono narrate con distacco, attraverso una (tremenda) voce narrante, precludendo qualsiasi interazione con i personaggi che, di fatto, rende del tutto inutile e gelido il film. La Miller non sa decisamente usare la macchina da presa, indecisa fra uno stile pseudo-DOGMA, intellettualismi posticci (l'uso retrò del fermo-immagine) ed una più lineare narrazione classica, dando l'idea di aver voluto creare un'opera dal sapore europeo (che ricorda un po' Kieslowski), precotta per piacere nei festival indipendenti USA (e infatti ha vinto al Sundance).
Un pellicola irrisolta, vacua, che si regge unicamente sulla bravura delle sue (ottime) interpreti, elemento classico dei film al femminile che risultano ormai stucchevoli nel loro voler essere programmaticamente intensi e sopra le righe. Dei tre episodi si salva solo l'ultimo, davvero bello pur con le cadute di tono dei precedenti, sostenuto magistralmente da un'attrice purtroppo poco sfruttata dal cinema (Fairuza Balk) e che è l'unico a donare un sincero moto emotivo.

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