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SUPERNOVA 14/01/2000, USA Data di uscita nelle sale italiane 11/08/2000 Sceneggiatura
William
Malone, David Campbell Wilson, Thomas Wheeler, Daniel Chuba e Cathy
Rabin Produzione MGM, Screenland e United Artists Produttori Ash R. Shah, Jamie Dixon e Dan Chuba Produttore esecutivo Ralph S. Singleton Fotografia Lloyd Ahern Montaggio Freeman Davies Musiche Steven R. Bernstein Scenografie Marek Dobrowolski Costumi Bob Ringwood Sonoro Jim Webb Effetti speciali Thomas L. Fisher, Scott R. Fisher, Mark Stetson, Hammerhead Productions e Digital Domain Trucco
Gary Liddiard, Patrick Tatopoulous Designs e Mike Smithson TRAMA L'astronave medica Nightingale (usignolo) e il suo striminzito equipaggio ricevono un'insolita richiesta d'aiuto da quella che dovrebbe essere una miniera disabitata. Deciso di raggiungere il distante planetoide, la missione inizia nel peggiore dei modi: nell'effettuare il salto iperspaziale il capitano finisce fuso con la cabina di protezione, la nave viene danneggiata e rischia di schiantarsi per l'attrazione causata dalla vicinanza di una supernova. Preso contatto con il bisognoso, questi spiega di essere un ladruncolo abbandonato dai soci sul planetodie e, attenzione, il figlio dell'ex (e molto odiato) amante della dottoressa; con sè porta anche un misterioso contenitore sbarluccicante, che causa una strana attrazione in chi lo avvicina. In breve il ladruncolo fa fuori mezzo equipaggio, blocca il neo-capitano sul planetoide e si appresta a fuggire con la dottoressa: il contenitore infatti contiene una forma di energia a nove dimensioni (?) in grado di ringiovanire e potenziare chiunque la tocchi e, peggio, se liberata a dar vita ad una rinascita cosmica... RECENSIONE Il
film doveva essere diretto da Geoffrey Wright, silurato poco prima
delle riprese, e la macchina da presa fu messa nelle mani di Walter
Hill che rimaneggiò ampiamente anche la sceneggiatura.
Finito il girato, il regista voleva cambiare alcune sequenze di
cui non era convinto, la produzione preferiva aspettare una proiezione
di verifica, Hill s'incazzò e mollò il film ancora
allo stato grezzo. Disperati, i produttori chiamarono nientemeno
che Francis Ford Coppola per curare il montaggio, il quale però
non si fece accreditare (per rispetto verso l'amico Hill o forse
per coscienza del disastro ottenuto) e, cigliegina sulla torta,
Hill disconosce la paternità della pellicola e come regista
finisce un nome inventato di sana pianta (tocco originale: non
il solito Alan Smithee).
E da tutto questo, come poteva uscirne un buon film? La trama non è certo delle migliori, pregna com'è di banali colpi di scena (alzi la mano chi non aveva intuito la faccenda padre/figlio fin dall'inizio), tecno-bubbole come nemmeno in STAR TREK: VOYAGER e psicologie tagliate col rasoio: certo, bisognerebbe vedere come la sceneggiatura sia stata rimaneggiata e massacrata (in alcuni momenti si intuisce che, forse, il film voleva prendere ben altra piega dall'essere un simil-ALIEN), ma ciò che conta è il risultato finale, e questo è molto sconfortante. Se il film comincia bene con un inizio lento e quasi "meditativo" (bello, seppur non originale, il rapporto fra Spader e Bassett), presto la storia accelera la sua narrazione sparando in pochi minuti tutte le sue cartucce (l'inutile morte del capitano, l'equipaggio che viene fatto fuori si può dire in un batter d'occhio), e arrivando ad un finale inutilmente dilatato e prevedibile, con un tocco di ridicolo nell'ultima scena. Più interessante sarebbe stato concentrarsi sull'oggetto e i suoi effetti piuttosto che risolvere tutto in una "caccia allo psicopatico", che peraltro non ha il carisma e la perversione necessari ad essere spettacolare. Certo, considerando la travagliata produzione grossi buchi non ce ne sono (a parte l'assurdità della cabine di protezione contate su una nave medica e l'insopportabile computer-senziente, altro spunto male gestito), ma è proprio la storia a non decollare mai, tarpata dall'accelerazione dell'intreccio e da spunti appena accennati. Una lode va comunque agli interpreti, tutti bravi (e pensare che la Bassett ha rinunciato ad X-MEN per questo film!), e ad alcune trovate registiche non proprio banali. Il resto, comunque, è un pasticcio voluto e cercato che nemmeno si è tentato di salvare con un battage pubblicitario adeguato: ma, si sa, certi privilegi spettano solo ad altre pellicole. |
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