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IL MISTERO DELLA STREGA DI BLAIR
(The Blair witch project)

30/07/1999, USA

Data di uscita nelle sale italiane 18/02/2000

Sceneggiatura Daniel Myrick e Eduardo Sanchez

Regia Daniel Myrick e Eduardo Sanchez

Interpreti Heather Donahue, Michael C. Williams, Joshua Leonard, Bob Griffith, Jim King, Sandra Sanchez

VALUTAZIONE 6 1/2

Il sito ufficiale del film

Produzione Artisan Entertainment e Haxan Films

Produttori Gregg Hale e Robin Cowie

Produttori esecutivi Bob Eick e Kevin J. Foxe

Co-produttoreMichael Monello

Fotografia Neal Fredericks

Montaggio Eduardo Sanchez e Daniel Myrick

Musiche Tony Cora

Scenografie Ben Rock

Sonoro Michael Williams

TRAMA

Tre giovani cineasti amatoriali decidono di girare un documentario sulla strega di Blair, un'entità che, a quanto dicono le leggende, avrebbe causato molte morti fra gli infanti della cittadina di Burkittsville nel Maryland, le più recenti negli anni '40 quando un uomo uccise sette bambini nel proprio casolare nascosto nel fitto del bosco.
Seguendo quanto detto dalle persone intervistate nel luogo, i tre si inoltrano nel bosco in quella che a prima vista pare una scampagnata, ma che presto diviene un incubo: rumori e pianti di bambini che li tormentano di notte, strani mucchi di sassi costruiti nottetempo intorno alla loro tenda, nonchè inquietanti rametti intrecciati disseminati nella radura in puro stile voodoo.
Il terrore li attanaglia poco a poco, facendo loro perdere il senno oltre all'orientamento, fin quando uno di loro scompare misteriosamente, gettando i restanti due nell'angoscia e nella disperazione.
Una notte, seguendo le grida di quello che pare il loro amico scomparso, raggiungono un casolare abbandonato con le evidenti tracce degli omicidi infantili perpetrati anni prima, e lì incontreranno il loro tragico destino.

RECENSIONE

Uno dei commenti più ricorrenti sul film è che infonderebbe una tale angoscia nello spettatore da averne fatti vomitare molti: fregnacce pubblicitarie, se mi si passa il termine!
Il film, volendo simulare un documentario girato da dilettanti, passa da sequenza girate in pellicola bianco e nero ad altre realizzate con una classica telecamera da viaggio, con i conseguenti ballonzolamenti e tremori che potrebbero indurre in molti un senso non indifferente di nausea (io sto bene, grazie), anche se in questo sta forse uno dei maggiori "inciampi" del film.
Dei tre ragazzi l'ideatrice del progetto è Heather, decisamente ossessionata dalla telecamera tanto da filmare ogni istante delle loro ricerche, persino quando la situazione diventa angosciata (e la sequenza finale nel casolare davvero perde di credibilità: due persone terrorizzate fino al midollo certo non hanno la voglia o la lucidità di mettersi a riprendere), e la strabiliante incapacità di tenere in mano la telecamera stona decisamente con la sua volontà di realizzare un documentario (a meno che non volesse far rimettere i propri spettatori, ovvio).
Per assurdo nella parte finale, quando la paura fa uscire di testa i protagonisti, la camera diventa più stabile, fino alla famosa scena, fin troppo "cinematografica", degli occhi di Heather in primo piano che chiede scusa ai genitori propri e degli amici.
Il filmato, pur restando sostanzialmente grezzo, appare da un lato troppo elaborato (il suono è pulitissimo, e gli angoscianti rumori notturni sono palesemente finti), e dall'altro eccessivamente amatoriale, tradendo lo spirito stesso del film nel suo voler essere "vero".
Gli attori sono funzionali, con una menzione per la Donahue che in alcuni momenti è davvero straordinaria; mi si permetta, a questo punto, di dubitare fortemente delle storie sul fatto che gli attori sarebbero stati abbandonati a loro stessi nel bosco e così via: non sono così spontanei da sembrare veri, e certo non sono così bravi...
Quanto alla storia, se l'ultima mezz'ora riesce in pieno a creare un'atmosfera d'angoscia praticamente con niente, e vada apprezzata la scelta di non mostrare la famosa strega lasciando il finale "non spiegato", il resto del film è fin troppo prolisso nelle premesse, perdendosi in scenette quotidiane francamente noiose che, tra l'altro, non aiutano affatto a "sentire" i personaggi, alquanto bidimensionali e antipatici, togliendo l'elemento empatico che certo avrebbe contribuito al crescere della tensione.
In conclusione, considerata l'origine comunque "casalinga" del film, il risultato è più che dignitoso, addirittura ottimo pensando che è stato realizzato con ben pochi mezzi, ma il passaggio alla grande distribuzione ne penalizza sicuramente il risultato finale, rendendolo un esperimento interessante ma sterile, che poco ha a che fare col cinema in senso stretto.
Va detto, tra l'altro, che la versione italiana è fortemente penalizzata da un doppiaggio troppo manierato, che fa perdere la spontaneità che (forse) si trovava in originale, e fa rimpiangere la mancanza di coraggio mostrata nel non averlo sottotitolato (stendendo poi un velo pietoso sulla scelta del titolo...).
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