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THE TIME MACHINE
(The time machine)

08/03/2002, USA

Data di uscita nelle sale italiane 29/03/2002

Sceneggiatura John Logan basata sul romanzo di H.G. Wells e sulla sceneggiatura del 1960 di David Duncan

Regia Simon Wells e Gore Verbinski

Interpreti Guy Pearce, Samantha Mumba, Jeremy Irons, Orlando Jones, Mark Addy, Sienna Guillory, Phyllida Law, Omero Mumba, Laura Kirk, Josh Stamberg, John M. Momrow, Max Baker, Jeffrey M. Meyer, Alan Young, Myndy Crist, Connie Ray, Lennie Loftin, Thomas Corey Robinson, Yancey Arias

VALUTAZIONE 6,5

Il sito ufficiale del film

Produzione Dreamworks

Produttori David Valdes e Walter F. Parkes

Produttori esecutivi Laurie MacDonald, Jorge Saralegui e Arnold Leibovit

Co-produttore John Logan

Fotografia Donald M. McAlpine

Montaggio Wayne Wahrman

Musiche Klaus Badelt

Scenografie Oliver Scholl

Direzione artistica Donald Woodruff
Bruce Robert Hill
Chris Burian-Mohr

Costumi Bob Ringwood e Deena Appel

Casting Mindy Marin

Sonoro David R.B. MacMillan

Effetti speciali Matt Sweeney, Kimberly K. Nelson, James E. Price, Digital Domain, Illusion Arts, Inc. e Industrial Light & Magic

Trucco John M. Elliott Jr. e Stan Winston Studio

TRAMA

Lo scienziato Hartdegen perde la donna, a cui aveva appena chiesto di sposarlo, in un tentativo di furto nella New York di fine '800: sconvolto dall'evento, passa i quattro anni successivi rinchiuso nel proprio laboratorio ad approfondire i propri studi sul tempo, fino a riuscire a costruire una macchina in grado di viaggiare nel flusso temporale. Suo malgrado, scopre di non poter cambiare il passato, e allora si tuffa in una folle corsa nel futuro fino a giungere intorno all'anno 800.000, in una New York alquanto irriconoscibile...

RECENSIONE

Nove volte su dieci i paragoni dei remake con gli originali sono alquanto impietosi, riuscendo spesso i primi a svilire con una pretesa patina di modernità l'originalità dei secondi. Questo film non fa eccezione, non riuscendo ad aggiungere nulla di nuovo alla pellicola degli anni '50, cui tra l'altro si rifà ampiamente (e apertamente) in più di un passaggio. Fatta salva quindi una certa antipatia per queste operazioni (ben diverse dalle riletture di romanzi già portati sullo schermo), sintomatiche di una cronica mancanza di idee, bisogna ammettere che questo film non se la cava nemmeno tanto male almeno nel campo della regia (quanto avrà contato la mano di Verbinski sull'esordiente Wells?) e della sceneggiatura, dando vita ad un primo tempo dai ritmi dilatati, piacevolmente "old style", con l'aggiunta di una tragedia sentimentale che rende le motivazioni del protagonista più "umane" del puro interesse scientifico (anche qui, come cambiano i tempi!).
Anche le prime incursioni nel futuro non mancano di una buona mano, ma il film inizia a scadere nella banalità quando si arriva al cuore della vicenda: se la rappresentazione degli Eloi risulta più efficace di quella originale (sebbene i biondi e riccioluti degli anni '50 rendessero meglio l'idea della loro inettitudine), l'iniezione delle inevitabili scene d'azione finisce per svilire il lavoro compiuto fino a quel momento, senza dar vita al minimo coinvolgimento da parte degli spettatori e sprecando un ottimo Jeremy Irons in un personaggio che avrebbe meritato un approfondimento molto più ampio.
Un film a due velocità che delude nella seconda parte, se non altro per aver scelto la facile strada dell'action-movie, pur riscattandosi parzialmente nell'ispirato finale, che trova i suoi punti di forza nell'uso parsimonioso degli effetti digitali e nei caratteristi, ben più all'altezza del protagonista, con una nota di merito per il già citato Irons e per Phyllida Law, l'ottima attrice madre di un'altrettanto grande interprete, Emma Thompson, mentre superflua è la presenza dello stranamente misurato Orlando Jones, il cui personaggio è lì solo per spiegare ciò per cui 50 anni fa si chiedeva agli spettatori di intuire: come cambiano i tempi...
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