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THE
TIME MACHINE 08/03/2002,
USA Data
di uscita nelle sale italiane
29/03/2002 Sceneggiatura
John Logan basata sul romanzo di H.G. Wells e sulla sceneggiatura del
1960 di David Duncan VALUTAZIONE 6,5 Produzione
Dreamworks Produttori David Valdes e Walter F. Parkes Produttori esecutivi Laurie MacDonald, Jorge Saralegui e Arnold Leibovit Co-produttore John Logan Fotografia Donald M. McAlpine Montaggio Wayne Wahrman Musiche Klaus Badelt Scenografie Oliver Scholl Direzione
artistica Donald
Woodruff Costumi Bob Ringwood e Deena Appel Casting Mindy Marin Sonoro David R.B. MacMillan Effetti speciali Matt Sweeney, Kimberly K. Nelson, James E. Price, Digital Domain, Illusion Arts, Inc. e Industrial Light & Magic Trucco John M. Elliott Jr. e Stan Winston Studio TRAMA Lo scienziato Hartdegen perde la donna, a cui aveva appena chiesto di sposarlo, in un tentativo di furto nella New York di fine '800: sconvolto dall'evento, passa i quattro anni successivi rinchiuso nel proprio laboratorio ad approfondire i propri studi sul tempo, fino a riuscire a costruire una macchina in grado di viaggiare nel flusso temporale. Suo malgrado, scopre di non poter cambiare il passato, e allora si tuffa in una folle corsa nel futuro fino a giungere intorno all'anno 800.000, in una New York alquanto irriconoscibile... RECENSIONE Nove
volte su dieci i paragoni dei remake con gli originali sono alquanto
impietosi, riuscendo spesso i primi a svilire con una pretesa
patina di modernità l'originalità dei secondi. Questo
film non fa eccezione, non riuscendo ad aggiungere nulla di nuovo
alla pellicola degli anni '50, cui tra l'altro si rifà
ampiamente (e apertamente) in più di un passaggio. Fatta
salva quindi una certa antipatia per queste operazioni (ben diverse
dalle riletture di romanzi già portati sullo schermo),
sintomatiche di una cronica mancanza di idee, bisogna ammettere
che questo film non se la cava nemmeno tanto male almeno nel campo
della regia (quanto avrà contato la mano di Verbinski sull'esordiente
Wells?) e della sceneggiatura, dando vita ad un primo tempo dai
ritmi dilatati, piacevolmente "old style", con l'aggiunta
di una tragedia sentimentale che rende le motivazioni del protagonista
più "umane" del puro interesse scientifico (anche
qui, come cambiano i tempi!).
Anche le prime incursioni nel futuro non mancano di una buona mano, ma il film inizia a scadere nella banalità quando si arriva al cuore della vicenda: se la rappresentazione degli Eloi risulta più efficace di quella originale (sebbene i biondi e riccioluti degli anni '50 rendessero meglio l'idea della loro inettitudine), l'iniezione delle inevitabili scene d'azione finisce per svilire il lavoro compiuto fino a quel momento, senza dar vita al minimo coinvolgimento da parte degli spettatori e sprecando un ottimo Jeremy Irons in un personaggio che avrebbe meritato un approfondimento molto più ampio. Un film a due velocità che delude nella seconda parte, se non altro per aver scelto la facile strada dell'action-movie, pur riscattandosi parzialmente nell'ispirato finale, che trova i suoi punti di forza nell'uso parsimonioso degli effetti digitali e nei caratteristi, ben più all'altezza del protagonista, con una nota di merito per il già citato Irons e per Phyllida Law, l'ottima attrice madre di un'altrettanto grande interprete, Emma Thompson, mentre superflua è la presenza dello stranamente misurato Orlando Jones, il cui personaggio è lì solo per spiegare ciò per cui 50 anni fa si chiedeva agli spettatori di intuire: come cambiano i tempi... |
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