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TRAFFIC (Id.) 27/12/2000, USA Data di uscita nelle sale italiane 09/03/2001 Sceneggiatura
Stephen Gaghan basato su una mini-serie trasmessa su Channel 4 Produzione USA Films con Beford Falls, Filty Cannon e Gramercy Pictures Produttori Edward Zwick, Marshall Herskovitz e Laura Bickford Produttori esecutivi Mike Newell, Richard Solomon, Graham King, Cameron Jones e Andreas Klein Fotografia Peter Andrews Montaggio Stephen Mirrione Scenografia Philip Messina Musiche Cliff Martinez Costumi Louise Frogley Sonoro Paul Ledford Effetti speciali Kevin Hannigan Trucco Katherine James e Loretta James Demasi TRAMA L'intricata vicenda vede tre storie svilupparsi in parallelo, tutte incentrate sulla piaga del traffico di droga e distinte da tre fotografie diverse: due poliziotti messicani, che sbarcano il lunario come possono, vengono coinvolti nella guerra fra i due grandi distributori di droga dal generale Salazar (fotografia sgranata dalla dominante gialla), un integerrimo senatore diviene capo del dipartimento anti-droga degli USA, salvo trovarsi a combattere la stessa guerra con la propria figlia tossicodipendente (dominante blu), ed infine la moglie di un trafficante che si vede il marito arrestato sotto il naso senza mai aver saputo dei suoi traffici, e che decide di difendere la propria famiglia ad ogni costo (dominante rossa). Le tre storie si incroceranno senza mai veramente incontrarsi, creando un mosaico complesso e sfaccettato... RECENSIONE La
scelta delle tre differenti fotografie nasce, probabilmente, dalla
necessità di semplificare le asperità del racconto,
che salta continuamente da una storia all'altra senza preavviso,
e le dominanti di colore aiutano molto uno spettatore altrimenti
spaesato: viene da domandarsi chi si aspettasse di avere di fronte
il regista, ma vista la pigrizia mentale del pubblico moderno
chi può dargli torto?
É probabile anche che le tre colorazioni simboleggino degli stati d'animo: il giallo saturo e sgranato per la realtà dura e cruda del Messico, il blu ghiaccio per quella distaccata e gelida delle alte autorità ed il rosso per la passionalità di una madre che lotta per la propria famiglia. Comunque sia, niente di originale e, soprattutto, dal sapore alquanto manieristico che, alla lunga, finisce persino per irritare (e la camera a mano nelle sequenze sgranate è il marchio di Von Trier e del suo Dogma 95: si voleva forse dare un tocco di europeo?). Per il resto, va detto che la regia ha una mano precisa e capace, con movimenti di macchina molto efficaci e scelte d'inquadrature notevoli, ma non è purtroppo sostenuta da una sceneggiatura che paga il proprio taglio documentaristico ("perchè la guerra alla droga è persa se si parte dall'alto"), mancando di creare la partecipazione necessaria alle vicende dei protagonisti che, in due ore e mezza di film, non coinvolgono (e non sconvolgono) minimamente lo spettatore. Che si sia d'accordo o meno con la tesi del film (che scivola sul finale per mostrarci la "sua" via alla guerra alla droga in modo didascalico), risulta francamente inutile proporre una storia intricata e dispersiva per esporre le proprie idee: un film più breve (ed una storia più lineare) avrebbero reso un servizio migliore a regista e spettatori. Gli attori, di par loro, sono tutti eccellenti, ma le loro interpretazioni non bastano per infondere anima e vita ad un film di alto livello tecnico che pare prodotto dal Dipartimento Scuola Educazione. |
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