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L'UOMO SENZA OMBRA
(The hollow man)

04/08/2000, USA

Sceneggiatura Andrew Marlowe e Douglas Wick

Regia Paul Verhoeven

Interpreti Elisabeth Shue, Kevin Bacon, Josh Brolin, Kim Dickens, Greg Grunberg, Joey Slotnick, Mary Randle, William Devane, Rhona Mitra, Pablo Espinosa, Margot Rose, Jimmie F. Skaggs, Jeffrey George Scaperotta, Sarah Bowles, Kelli Scott, Steve Altes

VALUTAZIONE 5

Il sito ufficiale del film

Produzione Red Wagon e Columbia Pictures

Produttori Alan Marshall e Douglas Wick

Produttore esecutivo Marion Rosenberg

Co-produttore Stacy Lumbrezer

Fotografia Jost Vacano

Montaggio Mark Goldblatt

Musiche Jerry Goldsmith

Scenografie Allan Cameron

Costmi Ellen Mirojnick

Sonoro Joseph Geisinger

Effetti speciali Stan Parks, Craig Hayes, Scott Stokdyk e Sony Pictures Imageworks

Trucco Tom Woodruff Jr., Alec Gillis e Whitney L. James

TRAMA

Un gruppo di scienziati che lavorano per il Pentagono ha creato un siero che porta all'invisibilità un essere vivente, ma hanno difficoltà nell'invertire il processo. Caine, il capo e vero creatore del progetto, riesce finalmente a trovare la chiave di volta dell'antidoto e, provata con successo l'inversione su un gorilla, decide di compiere l'intero esperimento su se stesso, senza però attendere l'okay dei suoi committenti militari. Le cose non vanno come previsto, il siero di inversione su di lui non funziona e lo scienziato si ritrova imprigionato nella forma invisibile. Presto, come già si era notato sugli animali, l'invisibilità intacca la stabilità mentale di Caine, facendogli perdere i propri freni inibitori e morali e facendogli dar sfogo alle proprie bassezze umane. Il team del laboratorio si trova presto imprigionato nel complesso alla mercè degli istinti omicidi dell'uomo invisibile...

RECENSIONE

Prima di tutto, il titolo originale potrebbe tradursi come "L'uomo vuoto" o "L'uomo cavo", nulla a che vedere ovviamente con l'inetto adattamento italiano.
Ciò premesso, questa versione moderna dell'uomo invisibile non ha purtroppo molto da offrire rispetto al suo predecessore se non l'incredibile livello di qualità degli effetti speciali, capaci di rendere alla perfezione la "assenza" di Kevin Bacon (il quale, ricordiamo, ha patito moltissimo l'ingerenza degli effetti nella propria recitazione), anche se mostrano leggermente la corda nelle sequenze di passaggio dallo stadio visivo a quello invisibile (e a questo punto sorge una domanda: se tornando visibili si vedono prime le vene, poi i muscoli e infine ossa e pelle, perchè nel processo di invisibilità spariscono prima pelle e carne? Per la spettacolarità, immagino).
Il resto, purtroppo, è un'occasione sprecata: l'idea, per quanto non originale, di mostrare un uomo sostanzialmente normale (con velleità voyeuristiche abbastanza comuni) che esalti il lato perverso dell'invisibilità poteva portare ad un'interessante analisi della società contemporanea, e nel primo tempo accenni in questa direzione si riescono ad intravvedere.
Sfortunatamente gli autori scelgono la strada ben più facile dell'action movie, chiudendo la scena in un'area ristretta nella più classica "caccia al mostro", con i clichè del genere utilizzati a piene mani (l'uccisione uno ad uno dei personaggi minori, buoni e cattivi principali che saltano e corrono pur con ferite quasi letali, il coinvolgimento sentimentale del "mostro" con una dei buoni ed il ragazzo di lei che salva la giornata con l'uccisione del cattivo), facendo sprofondare la pellicola nella noia e nella banalità.
Certo, un regista diverso e più personale sarebbe forse riuscito a creare qualcosa di interessante nonostante la sceneggiatura, ma Verhoeven non ha guizzi creativi nè grandi capacità espressive, ed affonda in una regia piatta e scolastica.
Gli interpreti sono poi un'altra faccenda: i personaggi di contorno sono funzionali al loro ruolo di vittime, mentre i buoni (la Shue e Brolin) sono quanto di più inespressivo e sconfortante si potesse trovare. Un plauso, invece, a Kevin Bacon che si conferma come un grande attore, capace di rendere le emozioni di Caine da visibile e persino da invisibile, e l'aver lavorato in condizioni estreme gli meriterebbe un Oscar per la forza di volontà.
Un'occasione sprecata, che si aggiunge alla lunga lista di quelle gettate da Hollywood, che grazie al livello di professionalità del cinema d'oltreoceano non fa mai cadere nel totale assopimento, ma da un film si può (e si deve) pretendere molto di più.
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